Dalla stupore alle macerie.

Ciao Elisabetta ti va di scrivere un articolo per il mio piccolo blog di viaggi? Così ho chiesto ad Elisabetta Frega di Free soul on the road di raccontarsi, e raccontarci del suo viaggio in Siria. Sfruttiamo la quarantena per creare interazioni con il nostro pubblico, creiamo post e ci raccontiamo per rendere più leggero il passare del tempo. In questa settimana tramite il profilo instagram parleremo anche di un'altro viaggio fatto non da me. Quindi appuntamento rinnovato anche a Mercoledì. Ma adesso torniamo ad Elisabetta! chi è Free soul on the road??

Elisabetta nata a Santa Margherita Ligure ma adottata dal mondo, cresciuta a pane e Tomb Rider. Laureata in lingue e letterature straniere con la passione per i viaggi. Queste passioni l'hanno spinta verso terre straniere per migliorare e conoscere dal vivo quelle lingue studiate sui libri. Tra queste l'Arabo. Il resto lo facciamo raccontare a lei. Anche io, come molti di voi, sto approfittando di questo periodo di isolamento forzato per riguardare le vecchie foto dei viaggi passati. Mentre stavo sfogliando sul computer le varie fotografie, ho ricevuto un messaggio da Andrea, che mi ha proposto proprio di raccontare uno di questi viaggi, dando a voi la possibilità di scegliere quale. Sono davvero felicissima che abbiate scelto la Siria perché sono estremamente legata a questo viaggio. Se ripenso alla Siria sono molte le emozioni che riaffiorano: un misto tra malinconia e gratitudine. Sono stata estremamente fortunata a poter vedere alcuni luoghi che oggi, purtroppo, portano i segni indelebili di una lunghissima guerra. In questo articolo vi racconterò il mio viaggio in Siria, dei luoghi che ho visitato in questo paese meraviglioso e condividerò con voi i ricordi di quella che è stata una delle esperienze più belle della mia vita. PERCHÉ LA SIRIA? Il mio viaggio in Siria è nato un po’ per caso. Mi trovavo all’Università di Genova e stavo studiando lingua araba quando, un giorno, la mia professoressa mi consigliò di trascorrere un mese all’estero per perfezionare la conoscenza della lingua. Così, tra le varie università proposte, scelsi quella di Damasco. Mi trasferii lì per un mese, dove vissi con una famiglia musulmana e frequentai i corsi di lingua araba all’università. Una volta rientrata in Italia mi laureai in lingue e letterature straniere e decisi di tornare in Siria, ma questa volta per molto più tempo. Durante i miei sei mesi in Siria frequentai altri corsi all’università e ne approfittai per viaggiare per il paese scoprendo luoghi davvero incredibili. UN PO’ DI STORIA La Siria è da molti ritenuta la culla delle antiche civiltà, un vero e proprio paradiso per gli archeologi. Il territorio dove si trova la Siria è stato occupato nel corso dei millenni da moltissime popolazioni: Fenici, Assiri, Ittiti, Babilonesi, Sumeri, Mitanni, Egizi, Aramei, Persiani, Greci e Romani. Per non parlare poi del fatto che proprio in alcune aree del Paese, sono stati rinvenuti i resti di uomini di Neanderthal. Durante l’epoca dei Romani la città di Antiochia (oggi in Turchia e quasi al confine con la Siria) diventò un’importante provincia dell’Impero. Di conseguenza si sviluppò notevolmente il commercio in questa zona, portando ad una fioritura delle città di Afamea, Bosra e Palmira. La Siria poi, fu per secoli governata dai Bizantini fino all’arrivo dell’islam. Si susseguirono diversi califfati, primo tra tutti quello Omayyade ed in secondo luogo quello Abbaside. In Siria arrivarono anche i Crociati ed infine i Turchi Ottomani che la occuparono fino alla Prima Guerra Mondiale. Il controllo del Paese fu poi affidato ai francesi che esercitarono il loro potere fino al 1946 anno dell’indipendenza siriana. L’area fu comunque sempre interessata da scontri tra i territori confinanti ed il tutto durò per altri 30 anni. Nel 2000 salì al potere Bashar Al-Asad ed il resto, è storia moderna. Ciò di cui vi parlerò adesso, fa parte della mia esperienza in Siria che si concluse nell’estate 2011 quando, a causa dell’inizio della guerra civile, rientrai in Italia. Molti dei siti archeologici e delle città di cui vi parlo a seguire, oggi non esistono più, altri invece hanno subito enormi danni a causa dei bombardamenti. COME VISITAI LA SIRIA In Siria ci sono un sacco di siti archeologici e luoghi di importante patrimonio culturale. Dal momento che mi trovavo a Damasco, molti di questi luoghi erano poco distanti ed è quindi stato facile per me raggiungerli in bus o “micro-bus”, nel corso di un’escursione fai da te giornaliera. Per quanto riguarda Aleppo invece, essendo più lontana da Damasco, ho preferito pernottare lì un paio di notti. Damasco Spesso le persone mi hanno chiesto: “qual è la città alla quale sei più legata?” La mia risposta è Damasco. Se chiudo gli occhi mi sembra di percorrere le vie dell’antica medina, attraverso il suq al-hamidiyya, il lunghissimo mercato coperto del centro storico. Qui ero solita fermarmi a mangiare un gelato nella gelateria più buona di Damasco. Proseguivo poi fino alla Moschea degli Omayyadi, il mio posto preferito della città. Ricordo ancora che, nonostante il sole cocente, il marmo del cortile della moschea era freschissimo sotto i miei piedi. Restavo incantata dalla bellezza delle decorazioni dorate della facciata, soprattutto quando i raggi del sole le illuminavano, facendole scintillare. Di Damasco porto nel cuore anche le persone: il modo migliore per praticare la lingua era parlare con la gente del posto e quindi nel tempo libero mi infilavo nei negozi a parlare con i commercianti. Erano tutti felici di vedere una “straniera” sforzarsi così tanto di imparare la loro lingua. Così le conversazioni duravano ore: mi parlavano delle loro famiglie, dei loro figli ed io raccontavo a mia volta qualcosa di me. Il tutto era sempre accompagnato da ottimo tè alla menta. Non so cosa darei per poterne bere un po’ anche adesso, magari proprio in uno di quei negozi. Aleppo Aleppo è la seconda città per grandezza della Siria. Situata nel nord del paese, Aleppo custodiva il mercato coperto più antico al mondo. In questo labirinto si trovava davvero qualsiasi cosa, dalle spezie a pregiati tessuti. Ricordo di aver comprato il celebre sapone di Aleppo e di averlo portato alle mie amiche di ritorno dalla Sira. Ad Aleppo c’era anche la bellissima cittadella, alla quale si accedeva passando attraverso un imponente bastione. E come dimenticare la Grande Moschea ed il suo ampio cortile. Quando mi trovavo lì, non avrei mai pensato di essere una delle ultime persone a vederla intatta. Ricordo ancora quando lungo la strada di ritorno, che da Aleppo procedeva verso sud fino a Damasco, vidi un susseguirsi di carri armati che marciavano in senso opposto al mio bus. Stavano andando verso Aleppo, mentre io tornavo a Damasco. Non credo di aver mai visto un carro armato prima di allora, ma sicuramente mai lo avevo visto in movimento, sull’asfalto. L’autista del bus ci supplicava di tenere le tendine dei finestrini tirate e di non fare assolutamente foto. Io non riuscivo a trattenermi e sbirciavo dal finestrino. Qualche giorno dopo tornai in Italia ed Aleppo era ridotta ad un cumulo di macerie. La moschea, il mercato più antico del mondo e quelle case che portavano ancora le cicatrici delle guerre passate, non esistevano più. Deir Mar Musa

A pochi chilometri da Damasco, circondato da un paesaggio desertico e incastonato tra alte pareti rocciose, sorge l’antico monastero di Deir Mar Musa. Sembra che il tempo si sia davvero fermato qui e raggiungere questo posto è come fare un tuffo nell’epoca bizantina. Una mia compagna di università a Damasco mi aveva chiesto se mi avesse fatto piacere andare insieme a lei in questo monastero. Ovviamente accettai e mi piacque così tanto che ci tornai una seconda volta. Si respirava un’aria mistica e c’era un senso di pace profondo nell’aria. Il monastero era gestito da un gesuita italiano, Paolo dall’Oglio e qui si incontravano sia pellegrini cristiani che musulmani e qualche volta anche turisti. Ricordo una sala con grossi tappeti e pareti decorate con affreschi risalenti a chissà quale periodo storico. In questa stessa sala c’erano sia il Corano che la Bibbia e le persone, seppur di religioni diverse, pregavano nello stesso luogo.

Paolo dall’Oglio è scomparso nel 2013, probabilmente rapito da alcuni estremisti islamici. Alcuni sostengono che sia stato giustiziato dall’Isis altri invece credono che possa essere ancora vivo.

Palmira

Palmira, o Tadmur in lingua locale, era il sito archeologico siriano per eccellenza. Chiunque visitasse la Siria passava di qui, era una tappa obbligatoria per ogni turista. Il sito era enorme, circondato da deserto, oasi e alte montagne. Qui si trovavano i resti ben conservati di un’antica città romana, con le sue colonne ed i suoi templi che hanno resistito all’inesorabile trascorrere del tempo, agli agenti atmosferici ed ai terremoti. Non sono però stati in grado di resistere alla guerra.

Ricordo benissimo la prima volta che visitai Palmira, presi un bus alle 10 di sera da Damasco per raggiungere questo luogo alle prime ore del mattino. Volevo vedere assolutamente l’alba. Il bus arrivò prima del previsto, così mi fermai insieme ad altri ragazzi in un’area di sosta in mezzo al deserto: un edificio fatiscente con un allestimento di fortuna che gli conferiva parvenze di un bar. Restammo qui un paio d’ore ed i gestori del posto ci offrirono dei materassi di gommapiuma dove riposare in attesa dell’alba. Qualche ora dopo un uomo venne a svegliarci per dirci di incamminarci verso il sito archeologico se non volevamo perderci il sorgere del sole. Ed eccomi così in mezzo a rovine millenarie che piano piano emergevano dalle tenebre della notte. Mi fermai vicino ad una colonna e guardai l’oasi di fronte a me. Il sole, di un colore rosso infuocato, stava finalmente salendo e spuntava tra le fronde del palmeto, illuminando il bellissimo sito archeologico di Palmira. Palmira oggi è stata quasi completamente distrutta dalle forze armate dell'Isis. Il sito è ridotto ad un cumulo di macerie, ma se chiudo gli occhi riesco ancora a vederla così: illuminata dalle prime luci del mattino con i suoi monumenti ancora intatti. Ma i ricordi resistono al tempo e alle bombe, sono indelebili nella mente come fotografie scattate con gli occhi;

quindi cara Siria, per il momento custodisco nel cuore il tuo ricordo, con la speranza di tornare un giorno e rivederti sorridere.



 Il racconto di Elisabetta è un racconto nostalgico, ci pensate? Quanto lei ed altri siano stati fortunati a poter vedere alcune meraviglie che oggi giorno non esistono più? Personalmente sono dispiaciuto di questo! Ci penso spesso a quante cose per colpa dell'uomo, delle guerre e avvenimenti non possiamo più goderci. Alcuni muri antichi buttati giù, le guerre che distruggono le città storiche e tanti altri casi di disgrazie. Vi invito un solo attimo a fare una riflessione e pensare a quanto sia importante per noi stessi e per gli altri sforzarsi e preservare il mondo interno. Evitare ogni forma di odio, disprezzo versi altri popoli! Probabilmente aiuterebbe a preservare alcune tra le più importanti bellezze che i nostri avi ci lasciarono!

E voi avete come Elisabetta la fortuna di aver visitato un luogo che oggi ci è impossibile vedere?

Ringrazio di cuore Elisabetta Frega per aver dedicato tempo per scrivere questo articolo e per averci dato prova con queste foto di quanto il mondo sia bello, e in certi casi sia stato bello! Vi ricordo l'appuntamento di Lunedì 20 aprile (oggi pomeriggio ) alle 16:30 per la diretta con Eli sul profilo instagram ANDREASTRAZZ