Earth day 2020 - Sulla vetta del Cotapaxi

Buongiorno come state? Sapete oggi 22Aprile2020 è una giornata particolare, difatti oggi è il CINQUANTESIMO anniversario dell'EARTHDAY Il più grande evento ambientalista del pianeta. Sono passati già 50 anni da quando questa iniziativa promossa dall'ONU ebbe luce. Oggi qui su axstravelblog quindi celebriamo questo evento con un'articolo pieno di NATURA, una tra le più brillanti e suggestive. Oggi, nella diretta su Instagram alle ore 16:30 parleremo con Fabio di VITADAWANDERLUST di come un momento immerso nella natura gli ha cambiato la vita Partiamo dall'inizio ... CHI E' FABIO? Fabio viaggiatore, avventuriero, sportivo e sognatore dalla nascita. Nel 2018 Fabio ha deciso di mollare gli ormeggi e partire per l’esperienza più bella della sua vita, girare tutto il sud America zaino in spalla. Vita da Wanderlust nasce dall’idea di raccontare attraverso parole, foto e video le esperienze di viaggio da backpacker, dare consigli e accompagnarci in giro per il mondo. Una storia che molto simile alla mia in pratica! Con Fabio ci siamo conosciuti sui social, dando un occhiata al suo profilo e al blog si capisce quanto viaggiare e raccontarsi per lui sia importante. La passione che ci mette ti trasporta e coinvolge proprio come in questa avventura che ci ha voluto raccontare. Pronti a scalare uno dei vulcani attivi più alti del mondo? GO!


Prima di giungere in Ecuador, non avevo mai sentito nominare il vulcano COTOPAXI, il secondo vulcano attivo più alto del mondo con i suoi 5.897 m. Si trova all’interno del PARQUE NACIONAL COTOPAXI, a 50 km a sud di Quito nel cantone di Latacunga nella provincia di Cotopaxi. La mia prima idea è quella di visitare il parco, che con i suoi 33.393 ettari è stata la prima aerea protetta dell’Ecuador. All’interno di esso è possibile ammirare alcune lagune, specie di animali, varie tipologie di piante e soprattutto lui, l’attrazione principale, il vulcano Cotopaxi. Informandomi su internet per sapere i costi e come arrivarci, scopro che il vulcano è scalabile e non serve essere degli alpinisti esperti, ma solo ben acclimatati ed allenati. Contatto alcune agenzie e concordo la scalata con quella che m’ispira più fiducia. Ho due settimane di tempo per prepararmi mentalmente, infatti il tutto è fissato per il 18 e 19 maggio. Fortunatamente a Quito sono ospite di una coppia conosciuta su Couchsurfing e mi dicono che posso restare da loro senza problemi. Fantastico. I giorni che precedono la scalata sono pieni di dubbi, di paure, di ansie. Mille domande bombardano la mia testa; ce la farò? Soffrirò l’altura? Sarò in grado di arrivare fin lassù? A tutte queste domande c’è solo una risposta: PROVARCI! Non avrò mai le mie risposte finché non inizio, finché non inizio a muovere i primi passi verso questa avventura. 18 maggio 2018 È arrivato il giorno, è arrivato il momento d’iniziare. M’incontro con il mio gruppo alle 09:00 in agenzia. Siamo quattro. Oltre me ci sono due ragazzi americani ed un signore olandese, a quanto pare abbastanza esperto dato che ha tutta la sua attrezzatura. Con noi partiranno tre guide, perché ogni guida di montagna può portare con sé massimo due persone, ma siccome l’olandese ha scelto un tour privato, servono tre guide. Alla fine sarà una fortuna. Prepariamo gli zaini, ci motiviamo tra di noi e finalmente siamo sulla Jeep direzione parco. Per me e per i due americani è la prima volta che ci avventuriamo in una scalata, ma siamo abbastanza carichi e fiduciosi. Dopo circa un’ora arriviamo a destinazione. Pranziamo per mettere un po’ di energie ed affrontare la salita verso il RIFUGIO JOSÈ RIVAS a 4.864 m. Prima di parcheggiare la Jeep ed iniziare la salita di circa quaranta minuti fino al rifugio, ci cambiamo per abituarci agli stivali da montagna ed indossare gli indumenti più caldi ed impermeabili. La salita è abbastanza ripida, ma la cosa che rende tutto più duro e difficile, è senza dubbio l’altura. Lo zaino pesa, siamo a più di 4.800 metri e ad un certo punto inizia anche a piovere. Beh, come inizio non c’è male. Nonostante tutto, ho un buon ritmo, mi sento abbastanza bene e vado spedito. In circa mezz’ora raggiungo il rifugio. La prima tappa è andata. Sono circa le 16:00 ed abbiamo abbastanza tempo per riposarci e caricarci mentalmente. Ci sistemiamo nella camerata, lasciando lo zaino e preparando il sacco a pelo per le poche ore di sonno che ci attendono. L’aria fuori è gelida, saremo a pochi gradi sopra lo zero ed il vento rende tutto più freddo. Il cielo è coperto, ma fortunatamente le nuvole mi graziano per pochi minuti mostrandomi la vetta del vulcano così imponente, maestosa e lontana. I dubbi tornano prepotentemente nella mia mente. Chissà cosa succederà tra qualche ora. Cerco di distrarmi scattando qualche foto, prima di rientrare nel rifugio e godermi un caldo mate de coca (una bevanda molto simile al tè, realizzata con le foglie della pianta di coca. I nativi, oltre ad usarle per il mate, le masticano per alleviare il mal di montagna, la fame e la fatica) in compagnia dei due ragazzi americani. Parliamo dei nostri rispettivi viaggi in modo da non pensare troppo alla sfida che ci attende. Alle 17:30 siamo a cena. Finalmente le guide c’illustrano il programma, le varie tappe, l’ora di partenza e di ipotetico arrivo e la percentuale di riuscita. Quest’ultima notizia non è delle più confortanti, dato che solo il 50% delle persone arriva in vetta. Io avrò la mia guida privata, perché avendo un passo più rapido dei due americani, è meglio che sia così per tutti. Perfetto, non sarò vincolato da nessuno. Alle 18:00 siamo a letto. Abbiamo bisogno di dormire e recuperare le energie. Come si fa a dormire a quest’ora con i pensieri che frullano per la testa? Oltre a questo il freddo è quasi insopportabile. Ore 23:00, è giunta l’ora di svegliarsi ed alzarsi. Quanto avrò dormito non lo so, ma sicuramente molto poco. Sono tutto contratto e pieno di dolori a causa del freddo. Pian piano s’iniziano a svegliare anche gli altri, il rifugio è quasi pieno, saremmo circa sessanta persone. Durante la colazione ci guardiamo, poche parole. Qualcuno è concentrato, qualcuno inizia a sentire i sintomi del mal di montagna, ma tutti abbiamo negli occhi la stessa voglia di vedere l’alba da lassù. Il tempo di prepararci e finalmente ci siamo. 19 maggio 2018 È mezzanotte. Nello zaino ho il minimo indispensabile, ma il cuore è carico per questa sfida. Si aprono le porte del rifugio e siamo fuori. C’è un vento gelido che taglia la faccia e siamo alcuni gradi sotto zero. Alzo lo sguardo verso il cielo ed è bellissimo, è pieno di stelle e per alcuni secondi mi fermo a guardarle. Mi sento come se fossi solo, come se fossi più vicino a loro e passo dopo passo lo sarò di più. Sono pronto, siamo pronti. Fabian sarà la mia guida. Partiamo tutti divisi in gruppi da due o come nel mio caso solo. Uno dei due ragazzi americani non se la sente di partire; il mal di montagna l’ha steso e non vuole rischiare, come giusto che sia. Non si scherza con la montagna, non si scherza con la vita. La prima mezz’ora di cammino è su terra. È buio e l’unica luce che illumina i miei passi, è la lanterna frontale posta sul mio casco. Giunti a circa 5.000 m, siamo al ghiacciaio. Monto i ramponi, piccozza ben in pugno e si continua. Per le prime due ore vado su abbastanza spedito, sono concentrato sul mio obiettivo e voglio solo giungere in cima per vedere l’alba. Fa freddo, ho la barba congelata ed anche lo zaino. Ogni passo è sempre più faticoso, non pensavo fosse così dura, ed il tutto è reso più difficile dalla presenza di neve fresca, che non si è ancora compattata e solidificata, così non camminiamo sul ghiaccio, ma affondando le gambe almeno fino a metà tibia. Alle 3:00 siamo quasi a metà strada, ma il peggio deve ancora venire. Piccola pausa per mangiare qualcosa, bere un po’ d’acqua e riposarci. Dopo quindici minuti il freddo è insopportabile, non sento più le mani ed i piedi e così chiedo a Fabian di riprendere il cammino. Il cielo è sempre bellissimo e mi auguro che rimanga così almeno fino a quando non avrò raggiunto la vetta. Molte persone iniziano a mollare, qualcuno per il freddo, qualcuno per la stanchezza, qualcuno per il mal di montagna ed io, non so come, mi ritrovo d’avanti a tutti. No che fosse una gara, ma personalmente è una grandissima soddisfazione. La mia prima volta, io che vengo dal mare e sono il più piccolo fisicamente. Si, la rivincita dei bassi :-D. Verso le 5:00 non ho più forza, sono veramente stanco, la neve alta rende tutto più faticoso. Fabian mi chiede spesso come stia e se sia sicuro di continuare. La mia risposta è decisa: “SI! Andiamo in vetta, vedrò l’alba da lassù.” Il percorso seguito generalmente è impraticabile a causa del rischio di valanghe, così cerchiamo una strada alternativa e facendo ciò veniamo raggiunti da altri due ragazzi con la rispettiva guida. Si procede insieme. A sinistra la parete innevata, a destra il vuoto e nel mezzo uno spazio di circa venti centimetri dove camminare. All’improvviso perdo l’equilibrio e mi ritrovo sorretto dalla corda di sicurezza che ho con Fabian e dalla piccozza che sono riuscito a bloccare nella neve. Cazzo, ci è mancato poco. Mi tiro su, mi rimetto in piedi e Fabian mi chiede come stessi. Sono deciso a continuare senza nessun dubbio, ma mi avvisa che la via non è molto sicura ed in caso di eccessivo pericolo, dovremo tornare giù senza sé e senza ma, perché giustamente, la vita viene prima di ogni vetta. Mi auguro che questo non succeda. Il cielo inizia a schiarirsi, ormai manca poco, ma non ho veramente più energie. Mi fermo spessissimo e chiedo a Fabian di riposare. Alcune volte mi concede qualche secondo di pausa, altre mi incita: “Vamos italiano, vamos. Cinque minuti, cinque minuti.” Non so quante volte ha ripetuto questa frase ed ogni volta il mio pensiero è stato sempre lo stesso, “ma quanto cazzo durano questi cinque minuti?” Vedo il sole sorgere, vedo la vetta, un ultimo sforzo. Raccolgo le ultime energie rimaste e salgo. Sono le 06:30, SONO IN VETTA, sono a 5.897 m. Un sogno. Non credo ai miei occhi. Butto lo zaino per terra, mi guardo intorno e sono sopra le nuvole, sono arrivato dove fino a qualche settimana fa non avrei neanche immaginato. Mi abbraccio con Fabian e gli altri ragazzi giunti con me. Ce l’abbiamo fatta. Recupero tutte le forze finché Fabian non mi dice che possiamo stare solo dieci minuti. Cosa? sei ore e mezza per salire e posso stare solo dieci minuti?? Non posso crederci. L’ultima mezz’ora è stata la più difficile. La salita era ripidissima, le energie al minimo e l’altura si faceva sentire come un macigno, ma non potevo mollare, non potevo fermarmi a pochi metri dal traguardo. Dovevo raggiungere la vetta, l’avevo promesso a me stesso, avevo promesso che avrei fatto il massimo. Non riesco a trattenere l’emozione e piango. Essere lassù è qualcosa d’indescrivibile. Le sensazioni, le paure, i dubbi dei giorni precedenti, la fatica, la gioia, la soddisfazione personale, tutto racchiuso in quella lacrime. Ho raggiunto il mio nuovo record personale. Mi siedo e mi godo quel panorama che resterà per sempre impresso nella mia mente. Dopo circa quindici minuti è giunto il momento di scendere. Non ho più forza ed i miei problemi alle ginocchia rallentano la discesa, ma che importanza ha, per quel che mi riguarda ho realizzato un’impresa. Ogni tanto mi fermo e guardo il panorama, mi godo gli altri vulcani che si vedono in lontananza, i crepacci, i ghiacciai. Ammiro un paesaggio che ero abituato a vedere solo nei documentari. Alle 09:30 sono al rifugio. I tre ragazzi del mio gruppo e le due guide mi accolgono con un applauso e tanti complimenti. Mi spiace che loro non siano riusciti a raggiungere la vetta, ma potranno sempre riprovarci. Seconda colazione e via, verso Quito. Voglio solo farmi una bella doccia calda e dormire. Sono esausto ma super FELICE. Non ero mai stato a quasi 6.000 m, ma sono sicuro che non sarà l’ultima volta. Questa esperienza ha aperto nuove sfide dentro di me, mi ha fatto riflettere su alcune cose e mi ha cambiato. È stata la cosa più faticosa della mia vita, ma anche una delle più belle. Questa sfida è stata solo l’inizio di VITA DA WANDERLUST – OVER THE LIMITS “Scalare non serve a conquistare le montagne; le montagne restano immobili, siamo noi che dopo un’avventura non siamo più gli stessi”                                                                                                                                                                                          (Royal Robbins) Cosa ne pensate di una grandissima esperienza come questa? Io mi sono lasciato trasportare dal racconto di Fabio, chiudendo gli occhi ho come provato lo stupore dei suoi occhi nel raggiungere con fatica la vetta! Un racconto di viaggio ma anche di vita! si, perchè Fabio ha sposato questo modo di essere, di vivere e dal mio punto di vista riesce nel proprio scopo. Quello di raccontarci il mondo tramite i suoi racconti e fotografie! Grazie mille. Andrea

https://www.youtube.com/watch?v=Ra526rIvbik&t=

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